Demofonte, 1984

 


Il Mito del Mediterraneo, 1992

 


Due cavalli rampanti, 1949

 


Caballos blancos a La Font, 1967

                                                     

Venerdì 15 luglio 2011, alle ore 19.00, nelle sale di Villa Fiorentino, a Sorrento, si inaugurerà la mostra ALIGI SASSU -“Mediterraneo”, curata dall’Architetto Marisa Zattini in collaborazione con il figlio dell’Artista Carlos Julio Sassu Suarez. Un corposo numero di opere, oltre 80, prescelte dal lavoro del Maestro - che abbraccia un arco temporale che va dal 1930 al 1997 - allestite all’interno delle sale di questa prestigiosa sede espositiva dall’Architetto Augusto Pompili.
Sono dipinti, sculture, ceramiche, disegni, bozzetti teatrali pulsanti di sole e fragranze; tutte opere significative provenienti dall’Archivio Aligi Sassu - curato dal figlio Carlos Julio Sassu Suarez - e da alcune Collezioni private. «Se pensiamo che il mito del Mediterraneo ha percorso un po’ tutta la cultura europea interessando pittura, scultura, poesia, musica e architettura, indubbiamente il nostro Artista si configura come uno dei suoi maggiori interpreti. Aligi Sassu è infatti uno dei maggiori protagonisti dell’arte italiana del XX secolo che ha vissuto pienamente la “mediterraneità” per quella energia primitivista che ha saputo trasporre in tutta la sua opera; per quella ossessiva profondità e ricerca di bellezza che tale soggetto ha avuto nel suo percorso, per quella forza e quella costanza con la quale l’Artista ha saputo esprimere e sviluppare, lungo tutto l’arco della sua vita, quel tripudio di movimento e vitalità creatrice. [...] Un Artista visionario che ha saputo esplorare e interpretare al meglio, attraverso la propria ricerca artistica, quella dimensione “mediterranea e mitica” vista e vissuta come metafora per eccellenza del “theatrum mundi” dell’uomo» (M.Zattini). 
Figure, paesaggi, cavalli, Uomini rossi, caffè, maison… tutte rappresentazioni inconfondibili che si sono sviluppate vertiginosamente a partire dagli Anni ‘30.
Il Mediterraneo, inteso come “luogo principe” del suo immaginario, è divenuto così un vero e proprio paesaggio dell’anima dove affondano le radici di una cultura greco-latina. È l’intensità emotiva della terra di una amata Sardegna, di una Sicilia, di una Mallorca che trova trasposizione ideale nella potenza coloristica di Aligi Sassu, in quella ricchezza cromatica vitale che contraddistingue le sue carte, le sue tele e tutta la sua ricchissima produzione ceramica e scultorea. «Negli ultimi decenni della sua vita il mito diventa via via meno carico di significati sociali, e più legato ad un vero e proprio amore per la storia e per i classici greci e latini. Molte tematiche vengono ripetute e rinnovate in diverse opere, come per il celebre episodio del giudizio di Paride, o per centauri, ninfe, e per il Minotauro e la madre Pasifae» (Natalia Sassu Suarez). 

 

ALIGI SASSU  
"Mediterraneo"

Villa Fiorentino - Sorrento

Dal 15 luglio al 25 settembre 2011

Aligi Sassu, diario di una vita

di Natalia Sassu Suarez Ferri

A un passo dal centenario della nascita di Aligi Sassu, e appena un anno dopo il decennale
dalla sua scomparsa, vengono alla mente mille pensieri, su Sassu artista, su Sassu uomo, su
come la sua arte sia percepita e diffusa oggi.
È tempo di bilanci dunque, e credo che Mediterraneo sia un buon modo di rappresentare
Sassu, un luogo geografico e dell’anima, che lega l’amata Sardegna, la cara Mallorca, la fondamentale
Albisola. E racchiude in sè quei paesaggi e quei miti che contraddistinguono il maestro.
Proprio nelle acque del Mediterraneo il maestro riposa, su sua espressa richiesta, indice
di un legame che va oltre la vita, di una profondità che Sassu non faceva vivere solo nelle sue
opere, ma che viveva lui stesso nel suo esistere di ogni giorno.
Una mostra antologica è un diario di una vita, in cui ogni periodo, ogni tema, non va considerato
solo dal lato artistico, ma come espressione di un momento biografico ben preciso.
Voglio quindi ritracciare questo percorso, senza discorrere a livello critico di ogni fase artistica,
ma partendo da esse per comprendere Sassu come uomo, e da quali momenti della sua
vita scaturissero opere su cui molto è stato scritto da fonti ben più autorevoli.
E così gli anni Trenta, con gli Uomini rossi e i Caffè parigini potranno ben simboleggiare un
fervore giovanile, una passione nel dipingere nonostante le condizioni ben altro che vantaggiose
che il giovane Sassu si trovava ad affrontare.
Erano tempi di grandi rinunce, di ristrettezze economiche, in cui il mestiere di pittore doveva
essere una vera passione, un vocazione quasi, attraverso cui esprimere ogni giovanile idea ed
utopia di un mondo nuovo, giusto, diverso. E questo sono infatti gli Uomini rossi. Che siano
ciclisti, argonauti, giocatori di dadi o qualsivoglia personaggio, il concetto di fondo è sempre
quello di un uomo che nasce nudo davanti al creato, e che così affronta la società, con un
rosso che significa vita, e che diverrà poi morte.
Il rosso è un colore congeniale a Sassu, non solo una scelta estetica, ma una scelta quasi istintiva.
Sassu diceva di vedere il rosso in tutti i colori, per questo non abbandona tale predilezione
dopo il ciclo degli Uomini rossi, ma la troviamo continuamente nel suo percorso artistico.
Così anche i Caffè, frutto della sua avventura parigina del 1934 e del 1935, sono un emblema
della sua vita di quel periodo. A Parigi Sassu si era recato in un momento in cui i problemi
economici erano ancora ben presenti, anche se il suo nome iniziava a farsi conoscere, soprattutto
dopo la partecipazione nel 1928 alla Biennale di Venezia.
Eppure non rinuncia ad un’esperienza essenziale per la sua pittura, nella capitale artistica
mondiale di quegli anni. A Parigi in quel periodo si respirava arte; era il luogo in cui studiare i
grandi dell’Ottocento, dove incontrare la nuova generazione di innovatori. Sassu trascorreva
le sue giornate tra il dipingere e l’apprendere. Un apprendere che partiva dal Louvre e dalla
biblioteca di Sainte Genevieve, dove familiarizzare con Ingres, Delacroix, con gli Impressionisti,
ma che era anche un assorbire luci, atmosfere, volti ed espressioni per le strade parigine.
Pochi anni, testimoniati direttamente in un serie di Caffè e di Maison Tellier, e indirettamente
in innumerevoli battaglie, opere storiche, sacre, mitologiche. Soprattutto lo studio di
Delacroix porta Sassu ad una teatralità di composizioni e ad un’attenzione per il colore che
prima era ancora in divenire.
Arrivano poi gli anni dell’attività antifascista, che culminano nell’arresto del 1937. E anche in
un avvenimento così negativo, Sassu riesce ad individuarne l’aspetto positivo. Dal punto di
vista artistico, il tempo in carcere gli permise di dedicarsi intensamente al disegno, pratica per
cui prima non aveva mai avuto abbastanza tempo, ma che da lì in poi divenne una fase fondamentale
per la creazione di ogni opera. Dal punto di vista umano, Sassu racconta di non aver
trovato neanche lì, tra le sbarre, la cattiveria nell’uomo. L’artista era convinto che l’uomo
nascesse buono, e perdesse questa sua bontà congenita solo nel ritrovarsi in situazioni estreme,
dove la cattiveria era in realtà una via di sopravvivenza.
Una volta uscito dal carcere, è il momento di “Corrente”, un movimento culturale oltre che
artistico, in cui vigeva il dialogo, la libertà e la diversità di espressione. Soleva raccontare il
maestro che se si fosse chiesto ad ognuno dei partecipanti una testimonianza su Corrente,
ognuno avrebbe dato un’interpretazione diversa, proprio perchè non vi erano regole ben precise,
incontri o discorsi entro dei binari predefiniti, ma era più un convenire di idee in una
Milano di giovani propositivi che non si accontentavano del presente essere dei fatti, ma che
volevano fare la differenza.
Erano gli anni della guerra, di una convinzione antifascista che non era svanita nonostante
l’arresto, la permanenza in carcere, il periodo trascorso come “sorvegliato speciale” una volta
uscito.
Sassu espone nella Galleria di Corrente, creando opere apparentemente sacre, storiche o
mitologiche, eppure dai contenuti chiaramente allusivi al regime e al sacrificio dell’uomo.
Sono questi anni terribili per Sassu, che subisce la perdita della sua unica figlia di soli tre anni,
e cade in un periodo di depressione che vede un recupero solo con Albisola.
Siamo a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta, e in questo momento buio della sua vita,
Sassu scopre la ceramica. Il rapporto con gli altri artisti che si trovavano nella cittadine ligure
a sperimentare forme e colori lo aiuta artisticamente ed umanamente. Attraverso la ceramica
Sassu viene introdotto alla scultura.
Fino ad allora il maestro si era dedicato solo a pittura e disegno. Albisola è un primo passo
verso una versatilità impressionante di tecniche che contraddistingue i veri artisti, che per
Sassu erano solo coloro che credevano nell’equivalenza tra arte e mestiere, e non usavano l’arte
solo come una provocazione, come un concetto da esprimere senza passare attraverso lo
studio. Era grande la disapprovazione del maestro per molti artisti contemporanei; per Sassu
l’artista non può prescindere da un apprendimento accademico, pratico, a partire dal disegno
e dall’uso del colore. Ed in ciò vanno in parallelo la teoria e la pratica. Sassu deve moltissimo 
al suo amore per la lettura, cominciando dai manuali, dai ricettari di colore, in cui anche la
composizione chimica dei pigmenti aiuta a meglio comprenderli ed usarli.
Libri come insegnamento tecnico, ma anche come ispirazione colta. Poesia, prosa, letteratura
classica e moderna. Sassu nella sua vita ha sempre avuto un’ansia di apprendere, di conoscere,
e questo rende le sue opere così uniche, un intrecciarsi di colori e tematiche, senza trascurare
il benchè minimo dettaglio tecnico o concettuale.
E da questa passione e dalla necessità di esprimersi in più forme nasce la poesia di Sassu,
poco conosciuta, di una profondità notevole, che rispecchia bene la sensibilità e l’acutezza di
Sassu uomo.
Gli anni Sessanta sono quelli della scoperta della Spagna. L’artista si innamora di Mallorca,
isola che gli ricorda la sua Sardegna, nella luce, nel mare, nella natura e nei colori.
Nascono innumerevoli paesaggi, cavalli, corride, scene mitologiche legate al suo amato
Mediterraneo che prende ora le forme dei luoghi che si trova a scoprire in questi anni.
Veniamo dunque agli anni Settanta e Ottanta, in cui la passione per la lettura si affianca a
quella per la musica classica e per il teatro.
Innumerevoli sono gli artisti che prima di lui si sono cimentati in tematiche letterarie e teatrali.
Pensiamo a Degas, Chagall, Picasso, Toulouse Lautrec, l’elenco sarebbe infinito.
Ma non dimentichiamo anche la teatralità delle scene compositive di Delacroix, un punto
fermo di ispirazione per Sassu.
In quanto artista e lettore, il maestro nutre profondo rispetto per l’invenzione, per il frutto
della creatività e dello studio altrui. Per questo illustrazioni, scenografie, costumi, sono un
passo finale di un attento percorso di preparazione, che parte dalla comprensione di un testo,
di una composizione musicale, di un libretto d’opera classica.
Solo dopo aver percepito luoghi e personaggi come concepiti dagli artisti che li hanno creati, inizia
la realizzazione dei bozzetti. Così da non tradire lo scrittore, il compositore, il musicista, e così
da non confondere lo spettatore, che deve ritrovare un’armonia visiva oltre che compositiva.
Avviene così per I Vespri Siciliani e il Canto General in mostra, così come per la Carmen e la
Cavalleria Rusticana per l’Arena di Verona, La giara per La Scala di Milano e Amor Brujo per
il Teatro Massimo di Palermo.
E allo stesso modo avviene l’illustrazione dei capolavori della letteratura italiana come la
Divina Commedia, il Decameron, e anche per il Vangelo di San Marco, emblema della spiritualità
e profondità dell’opera sacra di Sassu.
Siamo giunti così agli ultimi due decenni della vita di Sassu, quelli che ho avuto la fortuna di
vedere con i miei occhi. Quello con Sassu è stato per me un legame fatto di affetto, rispetto,
stima spropositata per una sensibilità e una cultura che ancora oggi non ho ritrovato in nessun
altro.
Sassu settantenne e ottantenne era ancora un grandissimo lavoratore, la sua vita era il suo studio.
A Milano come a Mallorca, c’era sempre una tela su un cavalletto, un profumo di colori
ad olio, un’idea da esternare. In questi anni era occupato in rivisitazioni dei suoi temi più
noti, Uomini rossi, caffè, cavalli, Spagna, mito. Scolpiva anche molto, principalmente cavalli,
ciclisti, figure mitologiche, donne. E nonostante le serie tematiche, le opere non sono mai
ripetitive, perchè ognuna è studiata con cura, indipendentemente dalle altre.
Ricordo benissimo ad esempio il momento del suo lavoro per il murale di Bruxelles, I miti
del Mediterraneo, nel 1992, quando per mesi lavorava instancabilmente a Scandiano, in
Emilia Romagna, così come ricordo la soddisfazione il giorno dell’inaugurazione a Bruxelles.
Un lavoro incredibile se si pensa alla fatica fisica e mentale che ha comportato, e in così pochi
mesi. Quel murale è stata la conclusione degna di anni di studi legati alla mitologia, e simboleggia
allo stesso modo quell’unità fraterna di popoli e culture in cui Sassu credeva tanto.
L’Europa in fondo c’è sempre stata nell’arte di Sassu, da quel soggiorno parigino in poi l’apertura
di Sassu per il continente è stata forte, simboleggiata dalla nascita in Italia, morte in
Spagna, Fondazione in Svizzera.
Ma l’amore per il viaggio va al di là dei confini continentali. America Latina ed Estremo
Oriente lo affascinarono notevolmente. In generale, l’apertura per il diverso, l’altro è sempre
stata accentuata in lui, spinta proprio da questo suo credere nella bontà dell’uomo cui si
accennava in precedenza.
Credo che Mediterraneo rappresenti bene Sassu, perchè racconta di unione e diversità, di
colori e di luce, di mito e vitalità. E mi sembra un’ottima premessa per le celebrazioni del
centenario nel 2012, che auspichiamo accurate ed esaustive di un’arte ricca di sfaccettature e
sfumature.


SCHEDA MOSTRA

 ALIGI SASSU
"Mediterraneo"

La mostra è promossa dalla Città di Sorrento e della Fondazione Sorrento
realizzata con la collaborazione 
dell'Archivio Aligi Sassu.

Sede: Villa Fiorentino -  Corso Italia, 53 - Sorrento

Data: Dal 15 luglio al 25 settembre 2011

Curatore: Marisa Zattini in collaborazione con Carlos Julio Sassu Suarez, Archivio Aligi Sassu.

Contributi di: Renato Balsamo, Natalia Sassu Suarez Ferri

Catalogo: Marisa Zattini, Natalia Sassu Suarez Ferri con testi di Aligi Sassu, Carlo Giulio Argan e Paolo Moreno

Orari: dal lunedì al venerdì 10.00 - 13.00 / 17.00 - 21.00 sabato e domenica 10.00 - 13.00 / 17.00 - 22.00

Ingresso libero  

Ufficio Stampa: Comune di Sorrento
tel. 081 5335300 - Fax 081 5335240

Organizzazione:
IL VICOLO - Sezione Arte
Via Carbonari, 16 - 47521 Cesena
e-mail: arte@ilvicolo.com

Archivio Aligi Sassu
Via Ugo Foscolo, 15 - 20048 Carate Brianza
Tel/fax 0362805187 - info@archivioaligisassu.it
http://www.archivioaligisassu.it 

HOME